Negli ultimi anni il tema del bilancio di sostenibilità è stato spesso associato a obblighi normativi complessi e a standard pensati per grandi imprese. L’attenzione su CSRD ed ESRS ha contribuito a diffondere l’idea che la rendicontazione ESG sia uno strumento poco accessibile per le piccole e medie imprese.
Con l’introduzione dello standard VSME, questo scenario è cambiato in modo significativo. Il VSME rappresenta oggi un riferimento concreto per la rendicontazione volontaria delle PMI, soprattutto nel contesto post-Omnibus, dove cresce la domanda di trasparenza ma aumenta anche l’esigenza di soluzioni proporzionate.
Cos’è e perché nasce lo standard VSME
Lo standard VSME, acronimo di Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed SMEs, nasce nell’ambito dei lavori dell’EFRAG come risposta alle esigenze delle imprese escluse dal perimetro della CSRD.
Non si tratta di una versione semplificata degli ESRS, ma di un framework autonomo, progettato per essere utilizzabile da aziende con risorse organizzative e finanziarie limitate.
L’obiettivo del VSME è colmare il divario tra l’assenza totale di rendicontazione e l’adozione di standard completi, offrendo uno strumento credibile, coerente e focalizzato sugli aspetti realmente rilevanti per le PMI.
Differenze tra VSME ed ESRS
Rispetto agli ESRS, lo standard VSME presenta una struttura più snella e un livello di dettaglio calibrato sulle capacità delle PMI. Non richiede l’applicazione estesa del principio di doppia materialità né una raccolta dati lungo l’intera catena del valore.
Questo approccio consente di mantenere alta la qualità delle informazioni, evitando però complessità e costi difficilmente sostenibili per imprese di dimensioni ridotte.
Il VSME privilegia la sostanza delle informazioni rispetto alla quantità, concentrandosi su indicatori chiave e facilmente misurabili nel contesto operativo delle PMI.
A chi è rivolto lo standard VSME
Lo standard VSME è pensato principalmente per imprese con un numero di dipendenti limitato che non sono soggette agli obblighi della CSRD.
Si tratta spesso di aziende che, pur non essendo obbligate a redigere un bilancio di sostenibilità, ricevono richieste ESG da clienti corporate, istituti di credito o pubbliche amministrazioni.
In particolare, i fornitori di grandi gruppi e le imprese che partecipano a bandi o programmi di finanziamento si trovano sempre più spesso a dover dimostrare in modo strutturato il proprio impegno sui temi ambientali, sociali e di governance.
Il VSME come primo passo nella rendicontazione ESG
Per molte PMI, il VSME rappresenta un punto di partenza naturale verso una rendicontazione più consapevole.
Non richiede una riorganizzazione profonda dei processi interni, ma consente di valorizzare dati e informazioni già disponibili all’interno dell’azienda. Questo approccio graduale è particolarmente adatto al mercato volontario post-Omnibus, che si sta orientando verso soluzioni pragmatiche e proporzionate.
Il VSME permette di costruire nel tempo una base dati ESG solida, evitando approcci troppo ambiziosi che rischierebbero di bloccare il processo fin dall’inizio.
Struttura dello standard VSME
Dal punto di vista strutturale, il VSME copre le tre dimensioni classiche della sostenibilità, ovvero ambiente, sociale e governance. Gli indicatori richiesti sono essenziali e progettati per essere raccolti senza sistemi complessi.
L’attenzione è posta sulla chiarezza delle informazioni, sulla coerenza metodologica e sulla possibilità di monitorare i dati nel tempo. Il livello di approfondimento è sufficiente a soddisfare le aspettative di stakeholder come clienti, banche e istituzioni, senza introdurre un carico operativo eccessivo per l’impresa.
I vantaggi del VSME per i consulenti
Per i consulenti ESG, lo standard VSME rappresenta un’opportunità strategica. Rispetto agli ESRS completi, è più accessibile e richiede meno tempo per essere implementato, rendendo il servizio più facilmente scalabile su un numero elevato di clienti.
Questo consente di ampliare il mercato di riferimento e di intercettare PMI che non prenderebbero in considerazione un bilancio di sostenibilità tradizionale.
Inoltre, il VSME si presta a essere integrato in offerte modulari, che possono evolvere nel tempo in funzione della maturità del cliente.
Un linguaggio più semplice, una vendita più efficace
Un ulteriore vantaggio del VSME riguarda la facilità di comunicazione. Spiegare questo standard a un imprenditore è generalmente più semplice rispetto agli ESRS, perché il linguaggio è meno tecnico e il rapporto tra impegno richiesto e benefici percepiti è più immediato.
Questo aspetto riduce le resistenze iniziali e facilita il processo di vendita, soprattutto in contesti in cui la sostenibilità è ancora vista come un costo e non come un investimento strategico.
Quando proporre il VSME invece degli ESRS
Proporre il VSME al posto di un ESRS completo non significa ridurre la qualità del servizio, ma adottare uno standard coerente con il profilo dell’azienda.
Per molte PMI, un bilancio basato sugli ESRS sarebbe sovradimensionato rispetto alle reali esigenze operative. Il ruolo del consulente è quello di guidare il cliente verso la scelta più adatta, evitando soluzioni standardizzate che rischiano di compromettere l’efficacia del progetto e la soddisfazione dell’impresa.
Quando il VSME non è sufficiente
Esistono tuttavia contesti in cui il VSME può non essere adeguato.
Aziende inserite in catene del valore complesse, coinvolte direttamente nei processi di rendicontazione di grandi gruppi o orientate a un futuro ingresso nel perimetro CSRD potrebbero trarre maggiore beneficio da un approccio basato sugli ESRS.
La scelta tra VSME ed ESRS dovrebbe sempre partire da un’analisi preliminare che consideri dimensione, settore, richieste degli stakeholder e obiettivi di medio periodo.
Il VSME come strumento di transizione
In molti casi, il VSME può essere interpretato come uno strumento di transizione.
Permette alle PMI di familiarizzare con i concetti chiave della sostenibilità, di iniziare a raccogliere dati in modo strutturato e di costruire una narrazione ESG coerente.
Questo percorso graduale riduce l’impatto organizzativo e prepara l’azienda a eventuali evoluzioni future verso standard più complessi, senza generare discontinuità operative.
Un vantaggio competitivo nel mercato volontario
Per i consulenti che operano nel mercato volontario, il VSME offre anche un vantaggio competitivo.
Proporre uno standard riconosciuto a livello europeo, pensato specificamente per le PMI, rafforza la credibilità dell’offerta e consente di parlare lo stesso linguaggio delle grandi imprese lungo la catena del valore.
L’allineamento concettuale con gli ESRS facilita il dialogo con clienti corporate e stakeholder istituzionali, aumentando il valore percepito del servizio.
Perché il VSME sarà centrale nel 2026
Guardando al 2026, è probabile che lo standard VSME diventi il punto di riferimento per la rendicontazione volontaria delle PMI.
La pressione crescente da parte di clienti, banche e istituzioni spinge verso una maggiore trasparenza, ma allo stesso tempo emerge la necessità di strumenti sostenibili dal punto di vista operativo.
In questo equilibrio tra rigore e semplicità, il VSME risponde in modo efficace alle esigenze del mercato.
Il VSME come leva strategica per consulenti e PMI
Il VSME non è una soluzione di secondo livello rispetto agli ESRS, ma uno strumento diverso, pensato per obiettivi e contesti differenti.
Saperlo utilizzare in modo strategico sarà uno degli elementi distintivi per i consulenti ESG nei prossimi anni.
Il valore dello standard non risiede solo nel documento finale, ma nel percorso che consente di costruire con il cliente, partendo da una rendicontazione essenziale e crescendo nel tempo in modo sostenibile.
